Una vita quasi normale

A distanza di tre mesi da “Dinosauri a colazione”, propongo un altro racconto, sempre piuttosto breve e sempre dall’intento satirico, anche se stavolta un po’ meno scoperto. Non voglio anticipare niente della trama, ma a beneficio dei lettori interessati ne sottolineerò alcuni aspetti.

La storia ha per protagonista una famiglia che è l’immagine speculare di quella ritratta nel primo racconto: lì i due coniugi palesemente sono in pessimi rapporti, mentre qui li vediamo andare d’amore e d’accordo. Tuttavia, la loro armonia non impedisce che anche in questo caso si materializzi una minaccia; minaccia che logicamente sorge all’esterno di quel nucleo familiare, ma che potrebbe finire per raggiungerlo e disgregarlo. L’amara morale della storia è che la fuga nel privato in risposta alle storture della società è destinata a rivelarsi una strategia perdente: chi si illude di trovare nel nido familiare un rifugio è condannato a vedere quest'ultimo contaminato dal male che ha lasciato dilagare al di fuori di esso (per inciso, la definizione della famiglia come “rifugio in un mondo senza cuore”, che troverete nel finale, è un riferimento al saggio omonimo di Christopher Lasch, dedicato proprio alla crisi dell’istituzione familiare nell’età contemporanea).

Il lettore attento si accorgerà che molti dei nomi e cognomi dei personaggi rimandano ai pezzi e ai movimenti degli scacchi (incluso il dittico “Patty e Stanlio”, che quindi sta per...). In questo modo ho inteso, sia pure in forma un po’ involuta, rappresentare proprio la riduzione di chi si rifugia nel privato a soggetto destinato a subire passivamente gli eventi che si determineranno all’esterno del suo piccolo mondo. Alla stregua di una pedina collocata su una scacchiera, egli verrà agito da forze su cui non ha alcuna influenza, senza che queste abbiano riguardi per i suoi interessi e finanche per la sua incolumità.

Un’ultima annotazione riguarda la collocazione temporale della storia. Io l’ho immaginata in una sorta di passato alternativo, ma ho voluto essere un po’ vago, per non privare i lettori più masochisti del piacere di guardare ad essa come a una prefigurazione del nostro domani. Pertanto, nel racconto ho menzionato programmi e personaggi della televisione di un determinato periodo storico, però distorcendo i nomi dei secondi, in modo da sottrarli a una sicura identificazione.

Il racconto lo trovate QUI. Di nuovo, buona lettura.

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